sabato 17 gennaio 2009

LIM: opportunità o rischio


Premessa

Conosco la LIM (lavagna interattiva multimediale) per averla usata un paio di anni fa nella scuola media di Ozzano dell'Emilia dove ero in servizio. Però l'ho usata per poco tempo e in poche occasioni quindi non posso certo definirmi un esperto o uno sperimentatore, condizione invece essenziale a mio avviso per cogliere gli aspetti e le qualità meno immediate e più significative di qualunque tecnologia educativa.

Detto ciò vorrei comunque svolgere alcune considerazioni sulla LIM che nel loro complesso definiscono una posizione contraria o almeno scettica rispetto alla sua (annunciata) massiccia introduzione e diffusione e che ritengo possano essere di un qualche interesse e spero di qualche utilità. Ben lungi dal voler assumere una posizione conservatrice o peggio reazionaria, il mio intento è di temprare, se così si può dire, le ragioni a favore dell'introduzione della LIM nella didattica per ripulirle da quel poco (o tanto) di facile entusiasmo che sicuramente non giova al dibattito in corso.

Quali competenze?

Un uso della LIM presuppone una discreta competenza tecnologica da parte dell'insegnante, sia per il suo funzionamento elementare (accensione, utilizzo, spegnimento) che per il suo corretto ed utile impiego. Nella scuola media possiede queste competenze solo una minoranza dei docenti, a mio avviso abbastanza esigua. A mettere in crisi e a gettare nel panico basta un lettore DVD poco amichevole, un cavo scollegato, una presa scart difettosa. Normalmente gli insegnanti non usano le tecnologie a scuola perchè non le usano nemmeno a casa, le temono, le evitano. Esiste quindi a mio avviso, ancora, un problema fondamentale di alfabetizzazione tecnologica e informatica del corpo docente. Non è difficile riconoscere come su questa situazione di persistente analfabetismo pesi il ruolo subalterno in cui viene ancora mantenuto, nella scuola di base, l'insegnamento delle materie tecnologiche.

Mediatori o somministratori?

Uno degli argomenti dei fautori della LIM e della sua introduzione è che attraverso e grazie ad essa possa finalmente entrare nella scuola un nuovo modello di insegnamento / apprendimento, più coinvolgente, più motivante. Ma quale sia questo modello non viene sufficientemente illustrato e risulta a mio avviso poco chiaro. Potremmo forse affermare, sperando di non deviare troppo dal vero, che il modello a cui si tende vede l'insegnante più come un mediatore tra allievi e sapere che come un somministratore o un erogatore di contenuti, introducendo una significativa trasformazione del suo ruolo rispetto ad una lunga tradizione scolastica.

Ma quest'idea, che nelle sue linee generali è a mio avviso del tutto condivisibile, presuppone un mutamento di prospettiva che vede appunto l'insegnante farsi accanto all'allievo (non più di fronte, magari dietro la cattedra) e affiancarlo nell'utilizzare gli strumenti che gli sono familiari (all'insegnante, intendo) nell'esplorazione, elaborazione e condivisione di conoscenza, assumendo quindi una funzione fondamentale di esperto e di guida.

Ora la LIM, lungi dall'essere uno strumento di elaborazione della conoscenza, si caratterizza piuttosto come un sofisticato strumento di presentazione e di intrattenimento, manovrato e governato dall'insegnante, cioè da colui che dovrebbe invece mettersi da parte, fare per così dire un passo indietro, per lasciare il controllo all'allievo. Non quindi un allievo al timone, supportato e sostenuto da un insegnante-coach (allenatore) ma un allievo passivo, in ascolto (o se volete in "audio-visione"), ancora una volta rivolto alla solita lavagna, benchè resa più accattivante e finalmente aggiornata all'era digitale.

Vale la pena ribadire come qui non si voglia affermare che la LIM non possa essere usata in modo intelligente e didatticamente efficace, ma si intenda piuttosto mettere in piena luce la sua essenziale proprietà in quante strumento tecnologico e didattico, che è appunto quella che si è detto sopra. Riprendendo la vecchia ma sempre efficace distinzione di Mc Luhan tra media caldi e media freddi, l'impressione è che si voglia sostituire un media freddo come la lavagna tradizionale, che richiede da parte degli studenti una loro attivazione per "riempire" il suo "vuoto" di informazioni e di stimoli, con un media caldo cioè ad alta definizione e a più alto contenuto informativo ma con un conseguente minore coinvolgimento. Questo è sbagliato per almeno due motivi: 1) le statistiche mostrano come il mondo giovanile si stia lentamente affrancando dalla dipendenza televisiva, preferendo all'assordante (calda) comunicazione televisiva una più umanizzante e rarefatta (fredda) forma di oralità secondaria, quale è quella della comunicazione tramite SMS o IMS (chat, messenger, ecc); 2) il mondo scolastico, che sta faticosamente introducendo il computer (media a bassa temperatura e ad alto coinvolgimento) e l'uso della rete internet (per non parlare del videogioco e della simulazione al computer) nella sua prassi didattica abituale, si vede improvvisamente proiettato in una direzione "mediatica" di segno diverso per non dire opposto.

Per concludere, riteniamo che il mondo scolastico potrà trarre qualche vantaggio dalla progressiva introduzione della LIM se esso si accompagnerà da un lato al rafforzamento della presenza del computer e della connettività internet nelle aule scolastiche, dall'altro se non spegnerà  (e il rischio è concreto) i tanti e significativi tentativi di innovare la didattica nella direzione di un apprendimento che sia maggiormente coinvolgente, collaborativo e cooperativo.

5 commenti:

  1. ok sui dubbi.
    più facciata che sostanza.
    non è lo strumento che fa la didattica, ma come lo usi.
    siamo ancora all'idea "laboratorio=locale attrezzato in modo speciale" e alla disposizione del mobilio d'aula identica a fine '800. già i pochi insegnanti che si avventurano sul computer lo usano in modalità "passiva", con uno spreco enorme di risorse (sia del computer, sia dei ragazzi), figurarsi la LIM, che non conosco, ma ne prevedo il terrore e l'uso.

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  2. Sono uno dei partecipanti alla riunione di Bologna,insegno nella scuola primaria.
    Io parto da due considerazioni, una di ordine generale: l’unico, essenziale strumento di elaborazione della conoscenza è il nostro cervello, se ci impegniamo ad usarlo, e l’altra più specifica: nessuna tecnologia di per sé rende efficace il processo di insegnamento/apprendimento.
    Chi insegna e fa volentieri il suo mestiere percepisce il momento in cui riesce a catturare l’attenzione, quindi ad attivare riflessioni, connessioni, ricordi, osservazioni personali, fino a raggiungere l’obiettivo: fissare una conoscenza, connessa, ancorata a quelle precedenti . Altre volte non è così, si riesce solo ad essere dei somministratori, e sappiamo che su quell’argomento, ci si dovrà tornare, meglio attrezzati, più organizzati, più convincenti..
    La LIM è sicuramente una freccia in più da aggiungere alla variegata faretra che ogni insegnante di buona volontà porta con sé in classe : è archivio delle attività svolte, immediatamente consultabile, e quindi facilita la sintesi e la documentazione, è connessione e comunicazione, è strumento multimediale e di simulazione.
    I colleghi che la usano stabilmente sottolineano come la LIM costituisca un ulteriore elemento di facilitazione nell’applicazione della metodologia di Apprendimento Collaborativo.
    Per quanto riguarda l’analfabetismo tecnologico nel quale versa tanta parte dei docenti della scuola di base, c’è da pensare che non ritengano che la scuola si debba prendere la responsabilità di orientare i ragazzi nell’uso delle tecnologie e degli spazi di comunicazione che ne sono il prodotto: blog, comunità, messenger, podcast, mondi virtuali youtube e vi dicendo. Inoltre gran parte della scuola, pare non venga sfiorata dalla teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner, dal momento che la didattica e la valutazione sono legate prevalentemente alle prestazioni delle intelligenze linguistica e logico matematica ignorando di fatto le altre sei.
    Come sempre si parte da un punto in questo caso la LIM e ci si confronta con un contesto vasto e problematico. Come uscirne? Credo conservando un atteggiamento ottimista, lavorando al meglio e cercando di comunicare il piacere di sperimentare nuovi strumenti e prospettive.

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  3. condivido in toto la tua analisi e l'eeccellente sintesi che fai quando affermi che " :::lungi dall'essere uno strumento di elaborazione della conoscenza, si caratterizza piuttosto come un sofisticato strumento di presentazione e di intrattenimento, manovrato e governato dall'insegnante,

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  4. "gran parte della scuola, pare non venga sfiorata dalla teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner, dal momento che la didattica e la valutazione sono legate prevalentemente alle prestazioni delle intelligenze linguistica e logico matematica ignorando di fatto le altre sei."

    QUANTO HAI RAGIONE!

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  5. Ciao, non sono del ramo ma solo la mamma di un bambino che frequenta il primo anno di una scuola primaria statale già dotata di molte LIM grazie al contributo dei genitori. Sono molto interessata al dibattito da te sollevato in questo post in quanto, se non posso valutare le abilità delle insegnanti di mio figlio all'utilizzo didattico delle LIM, non posso però non notare un grave errore, a mio avviso, nell'utilizzo della LIM a scopo di intrattenimento nella pausa mensa. In tale momento, che sarebbe in realtà un "tempo scuola" dato che è un tempo pieno, viene usata come proiettore per film portati da casa dai bambini, riducendo le occasioni di gioco libero, di movimento e di interrelazione. Le maestre non sono sensibili alle mie osservazioni critiche.
    Cosa ne pensi? Avresti eventualmente qualche fonte da suggerirmi per avvallare queste mie riflessioni? Grazie per l'attenzione

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